
7.08.2008
Nel suo recente viaggio nel Salento Papa Benedetto XVI ha sottolineato come Brindisi, “un tempo luogo di imbarco verso l’Oriente per commercianti, legionari, studiosi e pellegrini, resta una porta aperta sul mare”.
La cifra e la qualità più forti di questa città sono nel suo rapporto, a volte difficile e conflittuale, con il mare, nel suo essere, sin dalle ragioni della sua nascita, città di mare e non sul mare, che, spesso, questo elemento generatore ha dimenticato o non pienamente svelato.
Non a caso il suo simbolo, emblema del suo stemma, è il monumento delle Colonne Romane. Un monumento misterioso quanto conosciuto, il primo elemento visibile per i viaggiatori sin dalla antichità, che, vedendolo sullo sfondo, a segnare l’orizzonte della terraferma, alla fine magari di un lungo e difficile viaggio o al ritorno da guerre, rappresentava l’arrivo in un luogo sicuro.
Un detto latino ricordava, infatti, come tre fossero in orbe i porti sicuri:
giugno, luglio e Brindisi,
Significativamente il processo in atto di riqualificazione urbanistica di Brindisi è ripartito dal suo centro storico lambito per tre lati dall’acqua. Se vogliamo poi fissare una data, altamente simbolica, per questo avvio di processo, dalla notte di capodanno del 2008, che ha visto la inaugurazione della sala che da quel giorno ospita i componenti originali della Colonna Romana, all’interno del ritrovato complesso monumentale di Palazzo Granafei e della ex Corte d’Assise.
Questo complesso, originariamente residenza per famiglie agiate di commercianti e , nel secolo scorso, sede del Tribunale, è diventato il nuovo luogo di rappresentanza civica e il fulcro della avviata politica di vitalità culturale e di rinnovo della scena urbana.
L’articolazione dei suoi spazi quasi ci appare come un caleidoscopio e una sintesi di un patrimonio culturale di grande articolazione: la colonna e scavi archeologici al piano terreno, le mostre, gli uffici e le aule universitarie ai piani superiori.
Il complesso monumentale del Palazzo Granafei - ex Corte d’Assise si pone al centro di un percorso naturalmente turistico e culturale, nel cuore della città di più antica origine, di certo abitata in età romana e, ancor prima, dai messapi. Di quel cuore storico della città che, non adeguatamente vissuto nel passato più recente, forse perché non identificato con il centro merceologico urbano, sta oggi vivendo con più intensità la stagione di rinascita culturale.
Su questo percorso si sono via via collocate le maggiori emergenze storico-artistiche di Brindisi, che si offrono o si avviano ad offrirsi ad usi pubblici e fruibilità più vasta.
Di fronte al Palazzo Granafei, in diretto collegamento di rapporti visivo e di percorribilità, è ciò che resta dell’antico quartiere degli Schiavoni, originariamente quasi un recinto all’interno del tessuto urbano medioevale, così chiamato perché abitato da genti provenienti dall’altra sponda dell’Adriatico, venute a ripopolare una città in grave stato di depauperamento demografico.
Fra le case minime e gli slarghi dalle basole calcaree, sospeso su una area archeologica, è il Nuovo Teatro G. Verdi, inaugurato nel dicembre del 2006 dal maestro Riccardo Muti, che già costituisce una realtà vitale nel panorama dei teatri pubblici del Mezzogiorno d’Italia.
Caratteristica più peculiare di questo teatro, realizzato in acciaio su plinti di cemento, è quella di andare a coprire un parco archeologico di oltre 4.000 metri quadrati, con una strada lastricata, un cardine della città, al suo centro e abitazioni con ricchi pavimenti musivi e impianti termali lungo i lati.
L’Amministrazione Comunale ne ha ultimato di recente l’indagine archeologica e il restauro, con fondi provenienti dall’Accordo di Programma Quadro - Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Regione Puglia e sta avviando un progetto di saggi stratigrafici e di scavo nella piazzetta antistante, collegando così direttamente l’area degli Schiavoni agli scavi del Palazzo Nervegna: percorso archeologico che, allorché ultimato, restituirà il senso e l’importanza di quello che era municipium romano e imbarco principale dell’Impero.
La storia vissuta e tramandata è leggibile a Brindisi e nel suo spessore attraverso il suo patrimonio monumentale, che ci racconta di tutti i popoli che si sono succeduti e dei segni che qui hanno saputo lasciare. Un esempio di grande significato, in tal senso, è dato dal Tempio di San Giovanni al Sepolcro, che, copia della Anastasis di Gerusalemme, fonde nel suo apparato pittorico e scultoreo esperienze e stili diversi, orientali e d occidentali, dai romani alla età delle Crociate.
Sempre nel quartiere degli Schiavoni, attiguo alla Chiesa Auditorium di Sant’Angelo dei Celestini, è l’ex Convento delle Scuole Pie, che, di proprietà della Amministrazione Comunale, tornerà alla fruizione pubblica, con i suoi spazi interni e le case minime circostanti, quale complesso di botteghe artigianali, nell’intento di raccogliere qui giovani professionalità e mestieri antichi.
A pochi passi è la settecentesca Piazza Duomo, concepita quale unica e complessa architettura su cui si affacciano, oltre alla Cattedrale romanica e poi barocca in cui si sposò Federico II di Svevia, l’Episcopio e il Palazzo Arcivescovile, con l’antica Biblioteca De Leo e il Museo Diocesano.
Sul lato opposto il Palazzo e la Loggia Balsamo, ritenuto sede della Zecca Angioina e poi il Museo Archeologico, con l’antico Portico dei Categnani, oggi interessato da un complesso progetto di rinnovamento e ampliamento, per dare una sede adeguata alle importanti collezioni conservate.
Proprio affianco al Portico, con le volte a crociera e i costoloni bicromi di sostegno, si apre la stretta via di Santa Chiara, su cui si affaccia l’omonimo Convento che, inaugurato in questi giorni, si appresta a divenire sede distaccata del Conservatorio Musicale T. Schipa di Lecce.
Poco più avanti e prima di aprirsi sul mare, la stessa via costeggia l’isolato del Criptoportico e degli impianti termali, altra parte fondamentale della città romana, che l’Amministrazione Comunale sta restaurando con fondi comunitari e collegherà con la Casa del Turista sul Lungomare Regina Margherita.
Questa parte, posta all’interno della più lunga linea di confine fra città costruita e mare, fra seno di Levante e seno di Ponente, a fronteggiare il Canale Pigonati e l’Isola di Sant’Andrea con il Castello Aragonese, è anche quella su cui si sperimenterà per primo il processo di riqualificazione del sistema portuale, riduttivamente inteso quale water-front.
E di sistema portuale si deve parlare, perché la Brindisi città d’acqua si è sviluppata, anche se non sempre volgendosi verso il mare, su tre porti comunicanti: quello interno, quello medio e quello esterno.
Oggi il processo di riqualificazione della scena portuale, conclusasi la stagione della industrializzazione degli anni ’60 e avviatasi la fase della dismissione di alcuni impianti e della bonifica delle aree, deve comprendere questo sistema. Anche perché su questa linea di confine fra terra e mare nel corso dei secoli sono stati costruiti manufatti o si sono realizzati dei luoghi che oggi costituiscono altrettante opportunità progettuali e di costruzione di una continuità urbana.
I due Castelli, quello di Terra o federiciano, a delimitare il cuore antico della città verso levante, e quello aragonese sull’Isola di Sant’Andrea, avamposto strategico a proteggere la città in mare aperto, costituiscono due testimonianze di rilievo assoluto e da un punto di vista storico e da un punto di vista architettonico.
Il Castello voluto da Alfonso d’Aragona, in particolare, per le sue stratificazioni a partire da una abbazia benedettina e sino agli ampliamenti e rimaneggiamenti dopo il 1480 e fra la fine del ‘500 e il XVII secolo, non a caso è stato indicato nell’ambito del progetto ministeriale Mirabilia nel novero dei beni monumentali nazionali da sottoporre, per la loro importanza, a tutela e valorizzazione immediate.
Gli enti locali sono impegnati nella conclusione dei lavori di restauro e nella individuazione di una destinazione d’uso che tenga conto della natura e della dimensione di un manufatto così complesso, posto in un ambiente di così elevata qualità ambientale e paesaggistica, qual è l’Isola di Sant’Andrea.
Nello sky-line della città di mare altre emergenze si pongono quali punti di riferimento, come lo sono state nel passato le Colonne Romane, e rappresentano altrettanti momenti di questo processo in atto di riqualificazione urbana. Basta citare fra questi l’ex magazzino di su perfosfati della Montecatini, adagiato con i suoi seimila metri quadrati sul seno di Levante del porto interno, di cui sono appena ultimati i lavori di consolidamento e restauro.
Autentico gioiello, unico superstite, di archeologia industriale con portali lignei a tre cerniere, l’ex Capannone sarà oggetto di un concorso internazionale di progettazione al fine di farne una struttura pubblica a servizio delle ancora non del tutto inespresse potenzialità portuali. I dati statistici riferiti al movimento delle merci e passeggeri in questi primi mesi estivi segnano positivamente una inversione di tendenza, che rafforza i confronti avviati per destinare tutta l’area del Seno di Levante, fra la vecchia Stazione Marittima nel porto antico e l’ex Capannone Montecatini a zona da riqualificare in senso ricettivo-turistico.
Sempre nel porto interno, ma lungo il Seno di Ponente, quasi a fronteggiare il Castello voluto attorno al 1225 da Federico II, è posta l’ex Accademia Navale N. Tommaseo, grandiosa opera razionalista dell’architetto Minnucci, per la quale sono state avviate le procedure concorsuali per l’affidamento dei lavori di restauro e ristrutturazione a fini turistici, oltre che per sede universitaria di eccellenza.
Università e teatro, cultura e formazione, in una città del Mediterraneo da sempre crocevia di popoli, sono i percorsi che stanno sempre più caratterizzando la politica amministrativa brindisina in questi ultimi anni, con risultati già fortemente visibili e condivisi, nella consapevolezza che la crescita socio-economica di una città e di un territorio può contare su di un proprio humus laddove questo si basa e trova alimento nella crescita culturale.
Questo cambiamento è stato percepito come tale dai tanti brindisini che, magari proprio perché questa città non offriva uguali opportunità a livello di formazione scolastica superiore e, quindi, successivamente, di lavoro, erano costretti a trasferirsi altrove.
La loro professionalità e il legame mai reciso con Brindisi stanno garantendo la possibilità di creare iniziative e costruire progetti che costituiscano altrettante occasioni per sottolineare quel senso di appartenenza fra città e comunità, in sostanza per rafforzare o costruire quella identità urbana, che, forse, nel passato, non era così avvertita come in questi ultimi anni.